Blue Note Milano: jazz club e ristorante per coniugare musica e cibo

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Passeggiando sul marciapiede di via Borsieri, un brivido mi attraversa la schiena. In effetti è una serata insolitamente fredda, ma non so dire se i brividi siano dovuti a questo o all’eccitazione: sta per cominciare il mio primo giorno di lavoro al più esclusivo jazz club di Milano, il mitico Blue Note.

Non so davvero cosa mi aspetti. Spero di essere all’altezza di questo tempio della musica. Anche soltanto servire agli ospiti di stasera le prelibatezze del menù mi basta per sentirmi parte di una vera istituzione della musica in Italia.

Arrivato all’ombra dell’insegna luminosa, i brividi improvvisamente cessano, scacciati da una ventata di calore avvolgente proveniente dall’ingresso. Prima di entrare, mi soffermo sul Wall of Fame, la parete con le impronte dei più grandi musicisti che hanno calcato il palco del Blue Note milanese.

“Se voglio davvero entrare in questo mondo”, dico tra me e me “sono nel posto giusto”. Mi specchio un’ultima volta nella porta a vetri prima di entrare. Finalmente varco l’ingresso. Sono dentro. 

Una leggenda d’oltreoceano

La leggenda del Blue Note comincia nel 1981, anno della sua fondazione nel mitico quartiere newyorkese del Greenwich Village. E non poteva certo nascere altrove.

Il “Village” è stato, fin dagli inizi del ‘900, l’epicentro di un movimento rivoluzionario nella scena musicale internazionale. Non si parla solo del jazz, ma anche del folk, del blues, del rock, dell’R’n’B, dell’hip hop. Da lì partì un’epocale ondata di cambiamento nel concepire la musica e i suoi temi, incrinando le fondamenta dello stile di vita americano fino a quel momento. 

Grazie a Joan Baez e, in seguito, a Bob Dylan, nacque la figura del cantautore come la conosciamo oggi: lo stile era il folk, profondamente radicato nelle radici della cultura americana, ma i temi trattati erano quelli moderni, contemporanei, propri di una generazione che aveva voglia di cambiamento.

Il Blue Note di New York divenne uno dei punti di riferimento di quella generazione. Un luogo dove gli artisti potessero esprimere attraverso la loro musica le loro idee sulla società, sui temi contemporanei, su loro stessi. Non più ospiti, ma padroni di casa.

Per questo, ancora oggi, si esibiscono sul suo palco i grandi nomi della musica jazz contemporanea quali Chick Corea, McCoy Tyner, Joe Lovano, John Scofield e Chris Botti. Ma non si rinuncia a dar voce anche ad artisti più giovani e innovativi, perché quella carica rivoluzionaria che permette alla musica di evolversi non si arresti mai.

cena al blue note

Di Blue Note, nel mondo, ne esistono attualmente soltanto 4

Di Blue Note, nel mondo, ne esistono attualmente soltanto 4: l’originale newyorkese, due in Giappone e uno, l’unico d’Europa, in Italia.

Quella nota così triste è approdata a Milano il 19 Marzo dell’ormai lontano 2003, e da allora non ha mai smesso di regalare emozioni indimenticabili a chi ha avuto la fortuna di andarci.

Senza rinunciare ai valori dell’originale locale del Village, il jazz club di Milano ospita ogni sera i grandi nomi della musica jazz e le voci della nuova generazione, offrendo ai suoi ospiti un’esperienza al tempo stesso grandiosa e intima con gli artisti.

Non poteva certamente mancare, inoltre, un legame eccezionale con la musica del Bel Paese: il palco del Blue Note milanese è stato trampolino di lancio per grandi nomi del jazz italiano quali Mario Biondi, Ivan Segreto e Raphael Gualazzi. E non sono mancati ospiti d’eccezione quali Gino Paoli, Pino Daniele e Ornella Vanoni.

Insomma, chi decidesse di farsi un giro dalle parti del quartiere Isola, in via Pietro Borsieri, al numero 37, può star certo che, al Blue Note di Milano stasera ci sarà uno spettacolo da non perdere.

Una cucina a tempo di musica

La serata non è nemmeno cominciata, ma qui le cose si muovono già molto velocemente. Ho avuto giusto il tempo di cambiarmi per poi cominciare subito a preparare la sala per gli ospiti di stasera.

La prima parte di ogni serata, qui al Blue Note, è dedicata all’ottimo cibo. I posti a sedere sono veramente moltissimi, suddivisi tra l’area adiacente il palco e la passerella al primo piano che gira tutt’intorno alla sala.

Il pubblico qui poi cambia di sera in sera: si passa dagli aficionados del jazz club della Milano borghese, ai curiosi dell’ultima ora, e tutti sono ugualmente eccitati all’idea di essere qui.

Per accontentare tutti questi palati, così apparentemente diversi, il menù è un misto di tradizione e raffinatezza. Puoi ordinare un semplice cheeseburger di fassona piemontese con cheddar e patatine fritte, oppure una crema di carote variopinte, anacardi e cerfoglio, magari accompagnata da un’ottima bottiglia di Franciacorta.

Ce n’è per tutti i gusti e le tasche. Per chi volesse soltanto sorseggiare un buon drink accompagnato da dell’ottima musica, la carta dei drink contiene più di 200 voci.

Tutti, comunque, si adoperano di prenotazione, altrimenti è davvero difficile trovare posto. La cucina qui apre alle 19:30, e le esibizioni sono ben due: alle 20:30 e alle 22:30 di ogni sera. Anche avendo prenotato, è sempre bene arrivare con almeno un’ora di anticipo rispetto all’orario dello spettacolo.

È incredibile come, nonostante questo posto sia così grande, non basti ad ospitare tutti coloro che al Blue Note di Milano stasera hanno deciso di esserci.

Un jazz club così, Milano non l’ha mai sentito

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Mentre raccolgo i primi bicchieri vuoti, mi soffermo sugli ospiti di stasera: ci si sente davvero al centro del mondo quando si è circondati da persone così raffinate e al tempo stesso amichevoli. Non c’è posto per la supponenza al jazz club di Milano, e questo mi fa sentire già a casa il primo giorno.

Mentre mi allontano dal tavolo, uno di quelli sulla balconata, tra i più vicini al palco, le luci intorno a me cambiano. La sala viene avvolta da una soffusa luce blu e sento, ancora una volta, quell’ondata di calore che mi aveva accolto ore prima all’ingresso.

A un tratto, dal nulla, il suono di un piano riempie la sala. I tintinnii dei bicchieri si fermano, le bocche smettono di parlare e sorridere, gli occhi sono tutti rivolti al palco. Una sola nota, delicata e triste, accarezza l’aria, malinconica.

Il suono arriva in ogni angolo della grande sala, grazie a un’acustica eccezionalmente studiata. Non importa dove ci si trovi, sembra sempre di essere proprio lì, accanto all’artista.

Quella singola nota, comincia a cambiare. A crescere in intensità e numero. Diventa una corrente che rapisce ogni pensiero. Mi soffermo per un attimo, dall’alto della sala e la osservo con attenzione.

Voglio fissare quest’attimo nella mia mente perché so che non ne vivrò un altro uguale con quest’emozione. “Una volta tanto, mi sento proprio fortunato”, penso.

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